Carlo Levi (Torino 1902 – Roma 1975)

La foto fa parte del Fondo Paolo Monti, di proprietà della fondazione BEIC, conservato presso il Civico Archivio Fotografico di Milano. CC BY-SA 4.0

L. crebbe nel capoluogo piemontese. Si avvicinò giovanissimo alle rivista di Piero Gobetti, prima come assiduo frequentatore del gruppo di «Energie nuove» e poi come collaboratore di «Rivoluzione liberale». Nel 1923 espose per la prima volta alla Quadriennale di Torino, l’anno successivo partecipò alla Biennale di Venezia e nello stesso anno si laureò in medicina.
In questo periodo L. ha modo di soggiornare più volte a Parigi, avendo contatti sia con artisti presenti nella capitale francese, che con l’emigrazione antifascista lì presente.
Nel 1931 è presente alla I Quadriennale di Roma mentre la sua prima personale parigina fu organizzata nel 1932 dalla galleria Jeune Europe. Negli anni Trenta proseguì sia l’attività pittorica, che l’attività politica, aderendo al movimento “Giustizia e Libertà”, di cui è uno dei redattori del programma. Per la sua attività antifascista fu arrestato una prima volta nel marzo del 1934. Nel 1935 fu nuovamente arrestato, subendo una condanna al confino in Lucania, prima a Grassano e poi ad Aliano. Durante il soggiorno in Lucania dipinse numerose tele, impegnandosi anche in un piano di profilassi antimalarica.
In libertà dal maggio 1936, in seguito alle leggi razziali, nel 1939 fuggì in Francia, dove scrisse Paura della libertà. L. rientrò clandestinamente in Italia nel 1941, aderendo al Partito d’Azione. Nel 1942 scrisse la Paura della pittura. Nel 1943 fu brevemente arrestate. Nel 1944 a Firenze, L. entra a far parte del Comitato toscano di liberazione nazionale. Dirige «La Nazione del Popolo» a Firenze e l’edizione romana de «L’Italia libera». La sua opera più importante di scrittore, Cristo si è fermato a Eboli, venne redatta tra il 1943 e il 1944, nata dai ricordi di confinato in Basilicata. nel 1946 è fu candidato alla costituente in Basilicata. L. in quegli anni riprese anche la sua attività espositiva. Nel 1950 pubblica il volume L’orologio.
Nel 1954 ebbe una sala personale alla Biennale d’arte di Venezia. L’attività artistica proseguì intensa per tutti gli anni Cinquanta e Sessanta, intrecciandosi alla sua produzione letteraria, giornalistica – con numerosi reportage dall’Italia e dal resto del mondo – e alla sua presenza sulla scena politica. Nel 1963 fu eletto senatore nelle liste del Pci a Civitavecchia e di nuovo nel 1968 a Velletri. Non fu rieletto nel 1972, candidato a Caltagirone.
Morì a Roma il 4 gennaio 1975, venendo sepolto ad Aliano.

Archivio:

Il fondo è stato depositato in più fasi presso l’archivio Centrale dello Stato, in forza di una convenzione con la fondazione “Carlo Levi”.
La documentazione conservata è stata prodotta tra il 1901 e il1994. 5 sono le principali serie dell’archivio: “Carteggio, “Documentazione”, “Archivio Fotografico”, “Film 1979” e “Documentazione custodita presso la fondazione Carlo Levi”
La prima sezione è costituita da 1845 fascicoli, organizzati per il cognome del corrispondente, custoditi all’interno di 50 buste, con più di 1.500 corrispondenti individuati.
La sezione “Documentazione” è costituita da 82 buste organizzate in ulteriori sottoserie: “Carte personali”, “Scritti di Carlo Levi”, “Scritti su Carlo Levi” e “Materiale a Stampa”
La sezione fotografica è costituita da 34 buste, corredate da un elenco di foto private e familiari di L., servizi fotografici sullo stesso e personaggi e paesaggi poi dipinti da L.
Il film su L. del 1979 è custodito in una busta in varie copie e formato e l’ulteriore documentazione custodita presso l’omonima fondazione in 5 buste è costituita da documenti miscellanei, in buona parte fotocopiati giunti da altri soggetti produttori e conservatori.
Ulteriori documenti sono disponibili presso il Centro Manoscritti ed autori contemporanei dell’Università di Pavia dove sono presenti le poesie autografe di L.; presso la Fondazione Spadolini di Firenze, dove appunti, agende e altri manoscritti prodotti tra il 1966 e il 1973, e presso l’Università del Texas, negli Stati Uniti e dove un manoscritto autografo, del 1944, dal titolo “Cristo” è all’interno del fondo Italian project.

Inventario disponibile presso la sala studio dell’Archivio Centrale dello Stato identificato con il codice 48/071 e suddiviso in due volumi.

Soggetto conservatore:

Archivio centrale dello stato (ACS)

L’Archivio centrale dello Stato è un istituto dotato di autonomia speciale del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo, e afferisce alla Direzione Generale per gli Archivi.
L’archivio nasce nel 1875, come Archivio del Regno d’Italia. Ha condiviso sede e direzione con l’archivio di Stato di Roma fino al 1953, quando si è deciso di creare un istituto autonomo con l’attuale denominazione, trasferitosi nell’attuale sede dell’EUR nel 1960.
Conserva prevalentemente i documenti prodotti dall’amministrazione centrale dello Stato italiano dall’unità ad oggi, oltre che di enti pubblici e privati di rilievo nazionale – sono circa 50 i fondi di questo tipo depositati – e di personalità e famiglie – ben 250 fondi – che lo Stato ha acquisito o ha in deposito, per un totale di 160 chilometri lineari di documentazione.

I fondi archivistici sono liberamente accessibili. Nel caso di un fondo come quello di Carlo Levi, depositato presso l’istituto, va contattata per autorizzazione la Fondazione “Carlo Levi”.

Indirizzo Piazzale degli Archivi, 27 – 00144 Roma
Orario di apertura: 09-18e45 dal lunedì al venerdì; 9-12e45 sabato
telefono +39 06-54548487
e-mail: acs.salastudio@beniculturali.it
sito internet: https://www.acs.beniculturali.it/